Sardegna Antica

Cova d’es Xot e la Cronologia del Talayotico (seconda e ultima parte)

Capocorb Vell, Llucmajor (Majorca): “sperone” interno al vano a ridosso del talayot quadrato B.

Capocorb Vell, Llucmajor (Majorca): “sperone” interno al vano a ridosso del talayot quadrato B.




di Giacobbe Manca

Una cronologia contrastata e problematica
Una proposta cronologica sulla preistoria delle Baleari fa iniziare il Talayotico nel 900 a.C. (¡inizio dell’Età del Ferro!); un’altra, degli anni ‘80, lo fa iniziare nel XIII/XII secolo a.C. (Bronzo Finale).1 I trascorsi della cronologia in Sardegna non furono diversi. Fino agli anni ‘50, infatti, per il Nuragico si proponevano cronologie analoghe, non proprio realistiche. Un “progresso” in ambito accademico sarebbe avvenuto dagli anni ‘60, quando per “scientificità” s’intendeva soprattutto “analisi” chimiche al C14 e “numeri per dati” (per es.¡le misure degli architravi!). Taluno, sulla cronologia delle Baleari, plaudiva alla colta sintesi di Pericot,2 dell’avvio degli anni ‘70, come fosse una svolta: uno scritto che, peraltro, non trovo citato in recenti pubblicazioni (AA. VV. Historia …, 2006, cit) (¿superato o non più condiviso?). Per la Preistoria delle Baleari, tuttavia, una svolta “scientifica”, ampiamente dipendente dalle datazioni al C14, pare aver determinato una dicotomia cronologica inconciliabile.3

Isole sorelle, “gemellate”
La proposta di G. Lilliu del 1967/68 sembrò condivisa anche nelle Baleari 4 (anche nota 14). Reduce dagli scavi del poblado Ses Paisses (Artà – Majorca), la sua ipotesi cronologica fu mediata, in sostanza, esattamente dalla periodizzazione del Nuragico. Uno schema che lui aveva affermato a seguito dello scavo di Su Nuraxi di Barumini, che per la prima volta diede date “scientifiche” (supportate dal C14). Di fatto, confermava il pensiero di chi lo precedette con in più nuove “sottili distinzioni” interne. La scoperta scientifica del Libby nacque giusto in quegli anni (1955) e fu “colta al volo” dall’archeologo. Egli parlò di un generico oggetto di legno [¿trave, travetto, tronco, ramo, tavola?], di cui, sostanzialmente non si sa nulla: né foto, né disegni, né descrizione, né il punto esatto, né le modalità di rinvenimento. Un dato “scientifico” non circostanziato che, francamente, non dovrebbe essere seriamente utilizzato, specie alla luce dell’importanza “centrale” attribuitagli. 5 Il dubbio “popperiano” è lecito: “¿Fu un legno fatale o una spallata ‘scientifica’?”¿Si adempì a una “profezia”… intimamente molto sentita? Si badi, poi, al “provvidenziale”, ricorrente avvento degli eserciti romani a sigillare la conclusione delle millenarie vicende preistoriche in questa ala del Mediterraneo: un ruolo che, per esempio, potrebbe essere attribuito ai Cartaginesi, “ubiquitari” in Occidente. Si noti bene che, secondo la prima ipotesi cronologica citata, il Talayotico sarebbe iniziato proprio in concomitanza dell’arrivo dei Punici in quel quadrante (¡all’avvio del IX sec a.C. !) e questo non mi pare proprio credibile.

Navetas funerarie di Minorca
Riassumendo dalle “scuole di pensiero” correnti, si colloca la costruzione delle navetas funerarie di Minorca in un ampio excursus (dal 2000 al 900 a.C.), in un periodo detto Naviforme, che sarebbe Pretalayotico. In sintesi, le navetas minorchine esprimono una tipologia costruttiva megalitico/ciclopica, proprio come molti talayots, ma sono ‘fermamente’ ritenute appartenenti a una cultura (¿o a una civiltà a sé stante?) precedente a questi, con caratteristiche ‘del tutto proprie’. ¡Ma l’architettura direbbe proprio il contrario! Atteso che le navetas di Minorca ebbero una destinazione esclusivamente funeraria (¡ma le Majorchine furono abitazioni!), distinguerle culturalmente dai talayots mi suona come voler disunire cronologia e cultura tra un’ipotetica ‘Civiltà delle Tombe dei Giganti’ e una ‘Civiltà dei Nuraghes’, perché i monumenti hanno aspetti, forme, planimetrie e destinazioni diverse. Sarebbe utile sapere se alle navetas “funerarie” di Minorca, siano mai corrisposti “edifici per i vivi” (di cui finora nessuno parla), nei quali si manifesti la stessa abilità di costruttori, di certa esperienza secolare. Di là dalle diverse osservazioni tecniche, che qui tralascio, a vedere le fattezze e l’architettura che nella bellissima sepoltura D’es Tudons [ancorché parzialmente “restaurata”/ricostruita, purtroppo!], non si può credere a una costruzione “iniziale”. In concreto, è l’espressione di una cultura megalitico/ciclopica, che esprime una grande tecnica. Riprendendo il parallelo con la Sardegna: ¿si può davvero dire che “il primo giorno” si ‘manifestarono”le tombe dei giganti’ di un popolo preistorico evoluto e già “civiltà”, ma che solo in un “secondo o terzo giorno”, concepì la costruzione dei corrispondenti ‘nuraghes’? Ciascuno è libero di credere ciò che vuole, ma … alcune cose hanno senso, altre meno. Riguardo al Talayotico, l’ipotesi più ribassista sembra fondata, con fede totale, su numerose datazioni al C 14. Tutte le proposte concordano sul fatto che quel periodo si concluse con l’invasione romana, nel tardo 123/121 a.C. e, si badi, nessuna delle ipotesi cronologiche di cui si legge, propone studi architettonici approfonditi (analisi tecnico costruttive). 6 Il mio pensiero è che tutte le dette ipotesi siano eccessivamente ribassiste, ma la prima lo è veramente troppo – e per diversi motivi. Nessuno analizza le vicende architettoniche comparate in ambito mediterraneo, le sole capaci di meglio interpretare le“suggestioni”delle stratigrafie e i riferimenti statistici del C14 (importanti, ma incerti e di norma slegati dall’origine dei monumenti). Una diversa posizione speculativa risalente agli anni ’70 e ’80, forse oggi non più “gettonata”, è quella propugnata da G. Rossellò Bordoy, che datava certi talayots rotondi al 1500 a.C. (così il Lilliu per i nuraghes) e le navetas minorchine al 2000/1800 aC. Tutto si sarebbe concluso verso il 1000 a.C., mentre aspetti della civiltà sarebbero proseguiti, scemando con gradualità, attraverso la fase punica, e persino nel più tardo periodo romano. 7 Come si può osservare, tutte le “posizioni” ripercorrono (con diverse sfumature) i medesimi, infondati presupposti cronologici già proposti dal primo Novecento in Sardegna e ripresi con indicato “nuovo vigore” nel secondo dopoguerra. Di quella trascorsa cronologia di Rossellò Bordoy oggi nella letteratura “diffusa” non trovo nulla, ma faccio osservare l’inconciliabilità con la detta posizione più ribassista, che fa iniziare il Talayotico solo un secolo dopo che questi riteneva … fosse, invece, concluso. Anche non volendo schierarsi per una posizione o per un’altra, appare evidente che questa strana “frantumazione” di opinioni è quantomeno sospetta e degna di approfondimento. In sintesi, sento di poter affermare che nessuna delle cronologie correnti mi appare corretta e, aggiungo, neanche verosimile. Con evidenza, nessuna delle “scuole di pensiero”– utilizza una filosofia attendibile, né argomenti probanti [malgrado la profusione di date al C14 che, sia chiaro, non sono “prove” inconfutabili al riguardo, ma riferimenti a vaghi momenti di “abbandono”, più che di istantanee di vita, dei monumenti. Si può certo credere che le datazioni di reperti organici siano esatte, ma non si possono riferire tout-court alle architetture ‘contenitrici’, che sono ben più antiche, in tutta evidenza. Osservando i modi costruttivi utilizzati da Nuragici e Talayotici, si può dire che la posizione speculativa del Bordoy appare come la meno lontana da una qualche ricerca di verità. Non è certo “perfetta”: in sostanza è solo meno ribassista delle altre.

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  1. Per la data ribassista al 900 a.C, vedi V.M. Guerrero, M. Calvo, S. Gornés, (a cura), Historia, El Mundo; vol. I (El poblamento prehistòrico de las Islas Baleares) e vol. II (Mallorca y Menorca en la Edad del Hierro), 2006. Sono opere divulgative ben curate, che si basano su un’ampia e aggiornata bibliografia specialistica (e su datazioni al C14); Idem, Mallorca en el Broce Final (SS XVI-XIII a.C.), in La Sardegna nel Mediterraneo …, Atti del III conv. Selargius – Cagliari, 1987. Vedi anche C. Veny, Las Navetas de Minorca, in Atti, III … Selargius, cit., 1987.
  2. Pericot, Balearic Islands, Londra, 1972.
  3. Per le date provenienti dal C14 cfr, per esempio G. Rossello Bordoy, Mallorca en el Bronce Final (XVI – XIII sec. aC), in Atti III … Selargius, cit., p. 421 ss. – Credo che l’autore – come tanti altri – sbagli nel ritenere sia corretta metodica “accademica” la stretta attinenza e il largo ricorso alle nuove datazioni al C14, – mentre sembra disconoscere i suoi stessi apporti da studi d’indagine fatti fino agli anni ’80.
  4. La posizione di G. Lilliu, in La Civiltà dei Sardi, ERI, Torino, 1967 (p. 307), è “vaga” : colloca il Talayotico alla fine del II millennio. Mutazioni, con dati “precisi”, in idem, Civiltà Mediterranee, Corsica, Sardegna, Baleari, Gli Iberi (Schubart), Saggiatore, 1968, dove propone un Talayotico in tre fasi aritmetiche, analoghe a quelle del Nuragico: 1500/1000/500/121; parla di vaghe convergenze e contatti per l’Età del Ferro; le spade romane, come deciso, “chiudono la vicenda”.
  5. Negli anni in cui collaborai col grande archeologo, (era la fine degli anni ’70 e si svolgevano degli scavi archeologici di Logomake, Fonni), ebbi occasione di chiedere dei chiarimenti sul “legno” di Barumini e sui dubbi suddetti, ma egli – ancora in piena e lucida attività produttiva – diceva di “non ricordare”, né il punto esatto, né le modalità e né la dimensione o la lavorazione del legno in questione. La cosa è in alcun modo accettabile, perché intorno a quel fondamentale “reperto” – da lui e da altri più volte citato, ma mai documentato – fu imperniata tutta “l’indiscussa” e ormai plurigenerazionale cronologia del Nuragico: ¡ancora oggi insegnata nelle università isolane e non discussa!
  6. Sono gli stessi errori di percorsi dell’archeologia sarda. Per esempio: sul ruolo “esiziale” demandato ai Romani (o ai Punici) anziché ricercare dati fondanti, è stato detto. Le civiltà preistoriche dette, invece, potrebbero essere state “fermate” ancora ben prima, da fatti climatici, economici, antropici, sismici, ecc. Insomma, non si dà il giusto peso agli specifici aspetti tecnico/costruttivi (non si studiano proprio), né si rapportano alle stratigrafie del suolo (¡cosa non semplice, peraltro!).
  7. G. Rossellò Bordoy, Sa preistoria de sas Baleares e sa relazione sua cun su mundu sardu, in Sardigna Antiga n.3, 1984/85;