Sardegna Antica

I Giganti di Monte Prama
L’Heroon “avrebbe cambiato” la storia?

Monte Prama: testa di  “pugilatore” (?).  Si noti la protuberanza sul capo, che parrebbe indicare la posizione di riposo dello scudo.  Foto d’archivio del C.S.C.M.

Monte Prama: testa di
“pugilatore” (?).
Si noti la protuberanza sul capo, che parrebbe indicare la posizione di riposo dello scudo.
Foto d’archivio del C.S.C.M.




di Franco Romagna

L’Heroon “avrebbe cambiato” la storia?
È stato presentato a Oristano il volume sulle note statue di Monte Prama scritto, a quattro mani, dagli esecutori degli scavi: A. Bedini, C. Tronchetti, G. Ugas, R. Zucca. Sul palco con l’editore erano due cattedratici: Tronchetti e Zucca. Il primo introduce parlando dello sforzo, intellettuale ed economico, affrontato per la produzione del corposo volume; il Tronchetti ha illustrato le campagne di scavo susseguitesi negli anni 1976, 1977 e 1979. Dopo un pensiero al compianto F. Barreca, da inizio all’esposizione e alla proiezione di alcune immagini. Solo alcune perlopiù riguardanti lo svolgimento degli scavi e alcuni frammenti delle statue. È seguita una sviolinata nei confronti del Zucca, per l’impegno e la passione dimostrati durante gli scavi e per il suo abbigliamento da cantiere. Tronchetti ricorda e ringrazia il soprintendente Nicosia per aver saputo reperire i fondi per il restauro delle statue e passa all’illustrazione del libro: i capitoli d’inquadramento del sito, il Sinis, la Sardegna, la società e la cultura nuragica, l’Età del Ferro e le influenze orientali; l’esame delle ceramiche e citazione di G. Ugas (una delle quattro mani, dagli appunti del quale traeva notizie molto interessanti. Perché dagli appunti del collega? non esiste un giornale di scavo e una relazione finale? era suo materiale personale o della soprintendenza?). Viene proiettata una serie di immagini di altri siti archeologici conosciuti: Barumini – fa sempre colpo – necropoli di diverse fasi e recupero per quanto possibile dei frammenti, piccolissimi e grandi, delle statue.
Le statue di pugilatori e di arcieri erano accompagnate da modelli di torri e betili. A noi sono state riproposte in foto con particolari che, forse un tempo erano colorati. La teoria è che ‘i giganti’ furono abbattuti violentemente dalle terga perché i busti sono stati ritrovati carponi. Il prof. parla dell’importanza di Monte Prama, della sua unicità in Sardegna – almeno per il momento – e data il complesso al secolo VIII = Ferro Medio). Forse erano sepolture di aristocratici consistenti in ciste litiche formate da lastre verticali ricoperte con un lastrone di un metro per un metro, spesso circa venti cm, su cui era posta una statua di grandi dimensioni. Le statue hanno motivi ornamentali incisi superficialmente e fanno pensare a influssi orientali di culture diverse. Il Tronchetti dice di una planimetria del sito che – nel volume- è pubblicata per la prima volta e restituisce chiaramente la situazione attuale.
La parola passa al Zucca che inizia con una sviolinata verso l’editore e il Tronchetti (si scambiano i favori) e prosegue citando gli appunti di Bedini sui suoi scavi a Monte Prama. Cita “Storia e Storie della terra” di A. Carandini in relazione al metodo di scavo e racconta di come le prime notizie sul ritrovamento furono date da M.L. Ferrarese Ceruti sulla Nuova Sardegna del 31/03/1974. Prosegue facendo un confronto tra le grandi statue e i bronzetti “nuragici” (a mio avviso vi è una certa discordanza nella datazione e nell’iconografia). Il Zucca prosegue la sua esposizione parlando “dell’occultamento” (storia irreale) delle statue che, in realtà, furono esposte in alcune città italiane ed europee a più riprese. Si sofferma sul mistero, ancora insoluto, del perché e del per come le statue siano state abbattute con violenza. (Non fa cenno del fatto che sui cosiddetti ‘giganti’ di Monte Prama il Lilliu scrisse in lingua sarda un articolo pubblicato in Sardigna Antiga, n. 1-2 (settembre del 1983), di cui si dirà più avanti.
Il vero problema, secondo il Zucca, è trovare una sede idonea per l’esposizione permanente; un ‘contenitore’ che dia agli studiosi e ai cittadini la possibilità di vedere e studiare i “Giganti”. Fatto perfettamente condivisibile, questo aspetto del problema, ma mi chiedo e domando agli autori, durante i quasi quarant’anni trascorsi, non si poteva provvedere alla bisogna e attrezzare a norma il museo di Cabras? Forse sì!
La pianta integrale dello scavo del 1979 evidenzia la necropoli della prima Età del Ferro (non nuragica) composta di sepolcreti, tombe a pozzetto e vasetti miniaturistici. Le tombe “monumentali” sono allineate in un percorso che va da Est a Ovest. Lo scavo dovrà continuare nelle due direzioni, ma non si ha idea sul quando per i noti problemi di finanziamento. La tomografia dell’area servirà a orientare gli scavi. Seguono racconti, aneddoti e curiosità verificatisi durante gli scavi.
Lo Zucca prosegue la sua esposizione teorizzando che nel Sinis non vi siano nuraghi antichi, né tombe di giganti: per trovare queste ultime è necessario giungere a Narbolia. (Come dire che il Sinis nasce con la grande statuaria; ma prima? era deserto? e gli oltre trenta nuraghi del Sinis a quale popolazione sono da addebitare? (Insomma c’è stato un vuoto nel racconto o non ho capito bene!).

L’articolo continua sulla rivista Sardegna Antica